Quando l'arte accarezza l'anima

Le opere di Wolf vanno sempre per sottrazione. Percorso iniziatico ribadito anche dalla performance: "La via del cuore" con le dieci stazioni corrispondenti alle sacre lettere dell'alfabeto abraico. Si comincia dalla prima Aleph, l'inizio, fino alla decima, lo Yod, che rappresenta la Creazione ed il Metafisico. Yod, prima lettera del Tetragramma hwhy, e il dieci che è l'ultimo delle unità ed il primo delle decine, una nuova porta appunto. Il doppio è rappresentato da un uomo vestito di nero (il musicista Pier Gallesi) che suona lo Shofar, il corno, che viene suonato il primo giorno del settimo mese, Tishri, per proclamare Rosh haShana, il capodanno ebraico, la soglia del nuovo anno, un nuovo ciclo. Una donna di bianco vestita (il contralto Cinzia Bauci) intona dopo il suono il sacro canto. Camminano lungo la lunghissima vetrata del PAC, trasformata da Wolf in una "immateriale scultura di luce", che scherma l'esterno con una doppia striscia di bianco e di nero. Sulla Soglia costituisce il fulcro dell'intera mostra, visibile da ogni lato dello spazio espositivo è una scultura immateriale, della quale la struttura architettonica diventa parte costitutiva. I due personaggi si fermano ad ognuna delle dieci stazioni, per poi uscire insieme dalla grande porta del PAC all'aria aperta, fonte di luce totale. “…(Gianni E. A. Marussi Mediaset TG com 24)